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sessualità
3 dicembre 2008
Il Vaticano dice (a)NO!


Dopo il primo (a)NO alla proposta di depenalizzare l'omosessualità, il Vaticano dice (a)NO anche alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

Il primo testo, realizzato dalla presidenza di turno francese alla Ue e firmato da 27 paesi, tra cui l'Italia, è stato presentato all'Onu. L'obiettivo della proposta è quello di depenalizzare l'omosessualità universalmente, dato che in più di 80 stati essere omosessuale è un reato e in 9 addirittura tale condizione è punita con la pena di morte.
Le scuse (o quello che sembrano) del Vaticano, sono le seguenti: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni".
Motivazioni difficili da comprendere se si valuta il fatto che la proposta mira a far cancellare il "reato" di omosessualità, a far cessare quindi torture, frustate, multe, lavori forzati, carcere (anche fino all'ergastolo) e pena di morte, presenti in MOLTI paesi!

Il secondo testo, con i suoi 50 articoli, è consultabile da qui:

http://www.un.org/disabilities/default.asp?id=259

La Convenzione vieta di fatto qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle persone disabili, salvaguardando i diritti politici, civili e sociali (salute, educazione, lavoro, ecc.) con una particolare attenzione alla tutela dei bambini disabili.
Il testo, in vigore dall'8 Maggio scorso, è stato scritto in 5 anni ed alla sua stesura ha partecipato anche lo stesso Vaticano. Ma la Santa sede si è rifiutata di firmarlo in quanto non vi sia un esplicito divieto nei confronti dell'aborto. Ritengono "tragico che una imperfezione del feto possa essere una condizione per praticare l'aborto".
L'articolo 10 della Convenzione, però, prevede espressamente il diritto alla vita per le persone disabili ed impegna gli Stati a mettere in atto le misure perché questo accada.

"Article 10 - Right to life

States Parties reaffirm that every human being has the inherent right to life and shall take all necessary measures to ensure its effective enjoyment by persons with disabilities on an equal basis with others."

politica interna
18 novembre 2008
Latorre soccorre... :O
E io che rimango ancora esterrefatta...

http://it.youtube.com/watch?v=40cUq0nv_7Y&eurl

Il video linkato qui sopra è una prova di come non esista l'opposizione in questo paese...

Che tristezza.........


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permalink | inviato da Gi@ggi@88 il 18/11/2008 alle 11:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
7 novembre 2008
di Marco Travaglio
da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Al-Senato-ce-Ponzio-Pilato/2048195/18


"Dice il presidente del Senato, Renato Schifani, che quando viene sciolto un Comune per mafia, bisogna cacciare non solo sindaci e consiglieri, ma pure "i burocrati, che sono e rimangono collusi". Parole coraggiose, visto che fino al 1996 Schifani era consulente urbanistico del Comune di Villabate, poi sciolto due volte per mafia. Resta da capire se la regola vale anche per il Senato. Se deve sloggiare un burocrate ritenuto colluso dal Viminale, non dovrebbe andarsene a maggior ragione un senatore giudicato colluso da un tribunale? È il caso di Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per una coincidenza, lo stesso 30 ottobre, mentre Schifani pronunciava le sacrosante parole, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato rinviava al mittente la richiesta del gip di Palermo di autorizzare i giudici d'appello a usare una telefonata fra Dell'Utri e la sorella di un boss, Vito Roberto Palazzolo.

Condannato al processo Pizza Connection (istruito da Falcone) per traffico di droga, Palazzolo vive da anni in Sudafrica, dov'è stato raggiunto da un'altra condanna in primo grado per mafia (9 anni anche a lui). La telefonata dimostra, secondo la Dda di Palermo, che "Dell'Utri accetta di incontrarsi con Palazzolo, uomo d'onore di Partinico allora latitante, tramite la sorella Sara". E "Palazzolo afferma di sapere con certezza che Dell'Utri ha rapporti risalenti con Cosa Nostra e sa dunque cosa fare. Utilizza la frase convenzionale: 'Non devi convertirlo, è già convertito'". A Cosa Nostra. Perché Palazzolo cerca Dell'Utri? Perché, tramite lui e "il Presidente" (Berlusconi), conta di "alleggerire la sua posizione processuale e ammorbidire le richieste di rogatoria e di estradizione" pendenti sul suo capo. La telefonata-clou è quella intercettata fra Dell'Utri e Sara Palazzolo (anche lei imputata per mafia) sull'utenza della donna il 26 giugno 2003.

Ma per la legge Boato, incredibilmente approvata sei giorni prima, il 20 giugno 2003, la conversazione non può essere trascritta né usata senza il permesso del Senato. Ora, qualche ingenuo potrebbe pensare che Palazzo Madama abbia dato l'ok all'utilizzo del nastro: se non c'è nulla di grave, tanto meglio; in caso contrario, Schifani potrebbe chiedere le dimissioni del senatore che era pronto a incontrare un boss latitante. Invece no. La giunta, con la sola (e solita) eccezione del dipietrista Luigi Ligotti, ha proposto all'aula di rispedire al mittente la richiesta del gip, sostenendo che avrebbe dovuto inoltrarla la Corte d'appello. Peccato che la legge Boato parli inequivocabilmente di gip (art.6: ". il giudice per le indagini preliminari decide... e richiede l'autorizzazione delle Camere."). Così, grazie a un cavillo, la telefonata resterà un mistero per tutti: Senato, cittadini, giudici. A meno che non giunga una vibrante protesta del presidente Schifani. Ci contiamo?"

(07 novembre 2008)
politica interna
30 ottobre 2008
NE ROSSI, NE NERI, MA LIBERI PENSIERI!


Come preannunciato dalle dichiarazioni di Cossiga, sono arrivati gli infiltrati nei cortei pacifici degli studenti!
Guardando i video di ieri riguardanti i così detti "scontri" in Piazza Navona, una cosa sembra chiara: i ragazzi con i caschi e il volto coperto, armati di bastoni tricolore e catene non appartenevano ne all'UDS (unione degli studenti) ne al BloccoStudentesco.
I poliziotti, QUANDO sono intervenuti hanno manganellato, da ambo i lati, gli studenti a braccia alzate e non-violenti!
Il video più importante, a mio avviso, è quello in cui si sente la testimonianza di un giornalista di Repubblica, presente in Piazza Navona, che descrive quello che ha VISTO.

http://it.youtube.com/watch?v=ZqVr1l9fOdA
http://it.youtube.com/watch?v=5wTeI_tatoY
http://it.youtube.com/watch?v=NYfdPdV66f0&feature=email
http://www.youtube.com/watch?v=BLUOdh1TBww

Gli studenti di UDS e Blocco Studentesco hanno uno scopo in comune...protestare contro i tagli (e non solo) della L133. Possono essere così stupidi da caricarsi reciprocamente???!!!



 NE ROSSI 
 NE NERI  
MA LIBERI PENSIERI!
politica interna
27 ottobre 2008
La Legge 133...

Vignetta di Fricca2008

Innanzitutto ci tengo a precisare che non sono una studentessa universitaria, dato che finiti gli studi superiori ho iniziato a lavorare. Decisione dura per me, che amo il sapere, ma in un'Italia alla deriva che speranza avrei avuto buttandomi nel mondo del lavoro a 25-26 anni?
Ebbene a 20 anni mi sento di condividere in pieno la ribellione e le proteste dei giovani senza futuro che scendono in piazza e occupano istituti ed atenei, protestando sempre pacificamente.
Le dichiarazioni del nostro VIII° Presidente (emerito) della Repubblica Italiana, nonché senatore a vita, Francesco Cossiga, sulle quali non mi soffermo per semplice pudore (volendo vomitare potete leggerle qui), verranno ascoltate dal governo, il quale senza dubbi, dopo l'esperienza del G8 (vedi scuola Diaz) non aveva certo bisogno di consigli!!!
Sperano di poterli classificare come ultras, ragazzi di estrema sinistra, COMUNISTI!
Io dico: "VERGOGNATEVI!"
Quei ragazzi non hanno un colore politico, magari la maggior parte condivideranno ideali di sinistra, ma lo trovo del tutto normale visto che al governo c'è la "destra" e molti di quelli che l'hanno votata si vergognano di uscire di casa solo perché l'hanno appoggiata al momento del voto (del tipo "l'ho votata e me la tengo").


Leggi la legge finanziaria n. 133 del 6 Agosto 2008 (Art. 16. - Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università; Art. 64. - Disposizioni in materia di organizzazione scolastica)

Leggi il post di Peter Gomez del 24/10/08 su Voglioscendere


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politica interna
22 ottobre 2008
NO al maestro unico!

album di ZURUM su flickr

Dopo aver appoggiato le università e i ricercatori nel post precedente, sui quali grava la legge 133/2008 (conversione del DL 112/2008), oggi ci tengo ad appoggiare anche tutti i genitori e gli insegnanti che da settimane si mobilitano contro il decreto Gelmini, il DL 137/2008, che potrete trovare qui.

http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08137d.htm


E' evidente leggendo il testo del decreto 137 e quello della legge 133 che l'unico obiettivo è TAGLIARE TAGLIARE e ancora TAGLIARE!

Mia madre è una maestra della materna. Tutte le sue colleghe hanno famiglia e figli...cosa ne sarà di chi è di troppo???


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politica interna
21 ottobre 2008
La morte dell'Università!


Riporto
un articolo dal sito Corriere.it del 16 Ottobre o meglio la lettera di una studentessa al quotidiano.

"Gentili giornalisti della redazione di corriere.it,
sono una studentessa presso l'Università di Pisa, ho letto i vostri articoli sulle proteste studentesche e ci terrei a fare qualche precisazione in merito.Le nostre proteste non sono soltanto di solidarietà nei confronti del mondo della scuola contro il decreto Gelmini ma nascono come reazione alla nuova legge Finanziaria presentata dal ministro Tremonti, legge (già approvata nella Camera ma di prossima discussione in Senato) che sancisce una esplicita condanna a morte dell'Università pubblica. Mi spiego meglio.

La legge 133/2008 (conversione del DL 112/2008, che si può leggere integralmente all''indirizzo http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm) prevede quanto segue:

- una riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di Finanziamento Ordinario di 467 milioni di euro (taglio del 6%);
- un taglio del 46% sulle spese di funzionamento;
- una riduzione del turn /over al 20% per l'Università (cioè: su 5 docenti che vanno in pensione al più 1 nuovo ricercatore potrà essere assunto) nel periodo 2009-2013 (in termini finanziari -64 milioni di euro nel 2009, -190 milioni di euro nel 2010, - 316 milioni di euro nel 2011, - 417 milioni di euro nel 2012, -455 milioni di euro nel 2013);
- un taglio complessivo di quasi 4 miliardi di euro in 5 anni;
- l'istituzione di un percorso burocratico che permetta la trasformazione delle Università pubbliche in Istituti privati.

Chi conosce il mondo dell'università sa che i tagli dei primi 4 punti sono tali da ridurre in ginocchio qualsiasi Università pubblica. Fra 2 anni (non dico 10 ma 2!!!) la mia Università non sarà più in grado di sostenersi economicamente: o vi sarà chiusura o privatizzazione.
Cito dal documento ufficiale prodotto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa (che potete leggerlo da voi sul sito del dipartimento di filosofia: http://www.fls.unipi.it):
«Gli effetti combinati dell'art.49 della Legge 133/2008 (divieto di ricorrere al medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'ultimo quinquennio), e del 37-bis inserito nel ddl 1441 in corso d'approvazione parlamentare, (cancellazione della procedura delle stabilizzazioni) produrranno il blocco delle forme contrattuali a tempo determinato in enti dove la frequenza di concorsi è scarsa e il licenziamento in tronco (dopo tre mesi dall'eventuale entrata in vigore del ddl 1441) di chi aveva già ricevuto garanzie dallo Stato di un percorso per andare a stabilizzare la propria attività professionale.
Le misure descritte mettono a rischio il normale esercizio della didattica e della ricerca nelle università e nei centri di ricerca, aggravano il problema del numero e della media anagrafica del personale, tradiscono gli accordi europei e il dettato costituzionale sulla necessità della natura pubblica dell'istruzione, compresa quella universitaria».

Noi vogliamo che il diritto allo studio resti un diritto di tutti (e non solo dei cittadini più abbienti!). Non possiamo tollerare una legge che è dichiaratamente contro i giovani (al massimo 1 assunzione ogni 5 pensionamenti!), che di fatto è una condanna all'esilio all'estero per le nostre menti migliori e risolve il problema del precariato licenziando i precari. È per questo che gli studenti universitari di Pisa e del resto d'Italia stanno manifestando e protestando.

Non so se vi risultino chiare le conseguenze della combinazione legge Tremonti-decreto Gelmini, attingo alla mia vicenda personale per farvi un esempio:

io ho 24 anni, a 19 anni ho vinto una borsa di studio per "giovani talenti" bandita dall'Istituto nazionale di Alta matematica di Roma, ho conseguito una laurea triennale in Matematica con il massimo dei voti, conseguirò quest'anno la Laurea Specialistica. Amo quello che studio e vorrei che il mio lavoro potesse risultare utile alla collettività. Ebbene, grazie al decreto Gelmini (chiusura delle SISS e blocco delle graduatorie scolastiche) non potrò trasmettere ai ragazzi le conoscenze che ho acquisito, grazie alla legge 133 (turn-over al 20%) mi è preclusa ogni possibilità di entrare nel mondo della ricerca in Italia. Che ne sarà di me? Se voglio rimanere a lavorare in Italia posso solo mettere la mia testa al servizio di qualche banca o di qualche produttore di software privati. Oppure alzo i tacchi e me ne vado.

Non è solo la mia storia questa ma quella di tutti gli studenti (più di 200.000 fra le sole università di Pisa, Siena e Firenze) che in questi giorni sono in agitazione (agitazione che nel caso dell'università di Pisa dura da ben 2 settimane, come potrete notare guardando http://133.anche.no/foto/ e leggendo http://133.anche.no ).

Concludo questa mia lunghissima email chiedendovi di denunciare nel vostro giornale anche la nostra situazione che riteniamo pari alla vicenda della scuola quanto a gravità e ad interesse pubblico. Venite nelle università ad incontrarci!

Con fiducia,

V. D."


foto di gatta_ccia

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CULTURA
16 ottobre 2008
...ma-FI-a...


"Patto scellerato tra mafia e Forza Italia"

Ecco il programma politico di Cosa Nostra. Semplice, elementare, addirittura banale: «amnistia di cinque anni. Indulto di tre. Erano commissione giustizia. Ora dovrebbe farla il nuovo governo.». Nel febbraio 1994 un boss di primissimo piano lo confida punto per punto a un colonnello della Dia, che al termine di ogni colloquio lo annota via via sul suo taccuino di appunti. L'amnistia e l'indulto, gli stessi obiettivi di cui si torna a discutere oggi, con la proposta Biondi-Taormina, già sottoscritta da diversi parlamentari del centrodestra e del centrosinistra per placare la rivolta nelle carceri . sono alla pagina 47 di quel taccuino. Poco prima, a pagina 32, si legge: «Quelli di Forza Italia hanno promesso che in caso di vittoria entro 6 mesi regoleranno ogni cosa a loro favore. Palermitani dietro le stragi. siciliani dietro gli attentati in Italia». Pagina 36: «La Fininvest ha pagato un miliardo di tangenti a Santa Paola (boss della mafia catanese, ndr) dopo l'attentato incendiario che ha subito lo stabilimento Standa a Catania. Rapisarda-Marcello Dell'Utri». Pagina 42: «Prov. (Provenzano, ndr) molto cambiato, parla di pace sintomo di debolezza. Spera in Forza Italia fra sette/5 anni tutto dovrebbe ritornare un po' come prima». Pagina 49: «Andranno contro il partito o i partiti dei magistrati, la gente non ne può più, mancano i lavori delle grandi aziende c'è solo repressione lotta alla mafia e nient'altro in alternativa protesta operaia e manifestazioni destinate a crescere, aspettano nuovo partito o schieramento».

Il boss "gola profonda" si chiama Luigi Ilardo, è nato a Catania nel 1951 ed è il cugino nonché il braccio destro di Giuseppe "Piddu" Madonia, il capomafia di Caltanissetta vicinissimo a Bernardo Provenzano. Lui stesso, Ilardo, si vede e comunica spesso con Provenzano. L'ufficiale che raccoglie le sue rivelazioni è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio (in seguito coinvolto in un processo a Genova su presunti blitz antidroga "pilotati" nel Savonese). Le prime confidenze sono dell'ottobre 1993. Pochi mesi dopo le ultime stragi, quelle dell'estate, a Milano, Firenze e Roma. E pochi mesi prima della "discesa in campo" di Silvio Berlusconi. Soprattutto di questo parla Ilardo: della presunta "regia superiore" delle stragi e dei presunti accordi fra Cosa Nostra e uomini di Forza Italia.

Gli appunti del colonnello Riccio (388 pagine), travasati in un raspporto firmato dall'ex numero due del Ros Mauro Obinu, non riceveranno smentite. Ma solo riscontri e condanne per gli uomini di Provenzano (la sentenza del tribunale conferma il "giudizio di affidabilità sull'operato del Riccio e sulla correttezza dello stesso" nella gestione di Ilardo). Ora quelle carte sono state depositate dalla Procura di Palermo nel processo contro Dell'Utri.

Riccio contatta Ilardo nel settembre 1993, nel carcere di Lecce. Il boss ne esce nel gennaio 1994, per motivi di salute, e torna in Sicilia. Ormai fa il doppio gioco. Mancano due mesi alle elezioni del 27 marzo, poi vinte da Berlusconi. E il boss s'incontra segretamente con Riccio, svelandogli in presa diretta la campagna elettorale di Cosa Nostra. Dopo le stragi e la cattura di Riina rivela: «Provenzano, Pietro Aglieri e le altre famiglie palermitane di erano schierati contro Bagarella, colpevole di seguire ciecamente la politica sanguinaria di Riina. che aveva inasprito la reazione dello Stato e condotto allo sbando Cosa nostra e al fenomeno del pentitismo. Bagarella era isolato. Provenzano, nascosto a Bagheria, aveva fatto sapere alle 'famiglie' siciliane di stare tranquille e di non esporsi ad attività criminali avventurose, ma di aspettare tempi migliori, forieri di un contesto politico stabile e più garantista nei confronti della criminalità organizzata».

Ilardo racconta al colonnello anche come Cosa Nostra decise di votare nel 1994. «In Caltanissetta, i 'palermitani' avevano indetto una riunione», in cui si era deciso che «tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare Forza Italia». Come mai? «I vertici avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello nell'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie 'famiglie' mafiose, nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici quali appalti, finanziamenti statali...».

Chi è l' uomo «dell'entourage di Berlusconi»? La risposta è in un verbale firmato da Riccio il 21 dicembre 1998 davanti ai pm di Firenze che indagano sui mandanti occulti delle stragi: «Nel marzo-aprile 1994 ho detto a Ilardo: per caso l'uomo dell'entourage è Dell'Utri? Lui mi ha fatto la battuta, guardandomi: "Lei le cose le capisce! Poi ne riparleremo. Vedrà quanti ne passeremo".». Le stragi dovevano servire «per mettere sotto i politici», che «facevano promesse su promesse» a Bagarella.

Il 27 marzo 1994 Berlusconi vince le elezioni e diventa presidente del Consiglio. Ilardo spiega a Riccio che «molta della credibilità del Provenzano all'interno di Cosa Nostra sarebbe dipesa da quanto sarebbe riuscito a ottenere a seguito delle promesse ricevute dagli appartenenti al nuovo apparato politico che aveva vinto le elezioni in cambio dei voti». Dopo il 27 marzo tutto cambia. Racconta Riccio: «Ilardo mi ha detto: non dobbiamo fare più attentati eclatanti. Gli imprenditori ci aiuteranno, nel tempo, con l'abolizione di determinati articoli (del codice, ndr). "Quando noi saremo al potere - ha detto il referente - entro sei mesi manterremo fede a quelle proposte"». Il nuovo governo non farà in tempo a fare nulla: durerà meno di 7 mesi.

Intanto Ilardo svela il nascondiglio di una decina di superlatitanti e li fa arrestare. Il 31 ottobre 1995 avverte Riccio che sta per incontrare Bernardo Provenzano in persona, in un casolare a Mezzojuso. Riccio, appena passato al Ros, chiede ai superiori i mezzi necessari per il blitz. La risposta è fredda, interlocutoria: non intervenire, ma limitarsi a "osservare" anche perché Ilardo non vuole portare addosso microspie e non è sicuro chi incontrerà. Su questo episodio la versione di Riccio si differenzia da quella degli uomini del Ros ed esiste una indagine del pm palermitano Antonino Di Matteo.

Nel marzo 1996, alla vigilia delle elezioni politiche (quelle poi vinte da Prodi), Ilardo rompe gli indugi e accetta di diventare un collaboratore di giustizia. Confesserà tutti i suoi crimini ed entrerà con la famiglia nel programma di protezione. Il 2 maggio lo conferma in un incontro nella caserma del Ros a Roma, dove il generale Mori lo presenta ai procuratori Caselli, Principato e Tinebra. Questi fissano il primo interrogatorio formale per il 15 maggio. Ilardo torna in Sicilia per mettere a punto gli ultimi dettagli. Avverte i famigliari. Consegna a Riccio i "pizzini" (bigliettini) del suo carteggio con Provenzano. I due si vedono ancora il 10 maggio, all'aeroporto di Catania. Poche ore dopo, alle 21.30, Ilardo viene assassinato da due killer davanti a casa sua.

Quello che avrebbe potuto diventare un altro Buscetta non parlerà più. Una fuga di notizie, quasi certamente di provenienza "istituzionale", ha avvertito Cosa Nostra del pericolo incombente. Solo Riccio può ridargli la voce. Cosa che fa attraverso i suoi appunti tutti scritti con inchiostro verde e le testimonianze. Senonchè, nel marzo 2001, viene convocato nello studio del suo avvocato, Carlo Taormina, per una riunione con Dell'Utri e il tenente Carmelo Canale, entrambi imputati per concorso esterno in mafia. Riccio denuncia subito il fatto alla Procura di Palermo: «Si è parlato di dare una mano a Dell'Utri. Io avrei dovuto dire che l'Ilardo non mi ha mai parlato di Dell'Utri come uomo di mafia, vicino a Cosa Nostra». In più Riccio deve dimenticarsi la mancata cattura di Provenzano. In cambio gli viene promesso un aiuto per rientrare nell'Arma e per ottenere "la rimessione del mio processo". «In quell'occasione, come in altre, presso lo studio dell'avv. Teormina era presente anche l'onorevole Previti». Taormina ammette il colloquio ma nega quelle pressanti richieste al cliente. In ogni caso, Riccio cambia avvocato.

Riccio e e il suo ex difensore Taormina si rivedranno presto, a Palermo, per testimoniare al processo Dell'Utri.


di Marco Travaglio - L'Espresso del 3/10/02


Ed ecco ciò che Marco Travaglio ha omesso:

«In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri».

GIUDICATE VOI!

letteratura
15 ottobre 2008
Solidarietà per Saviano!


Le dichiarazioni di Roberto Saviano a Repubblica:

ANDRO' via dall'Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...", dice Roberto Saviano. "Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".

e ancora:


"Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all'anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, "usarmi". E' come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell'attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell'energia sociale che - come un'esplosione, come un sisma - ha imposto all'agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E' la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono.... I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E' una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?".

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/camorra-3/lascio-italia/lascio-italia.html


Esprimo tutta la mia solidarietà a Roberto Saviano, non solo per le notizie che stanno uscendo in questi giorni sulle dichiarazioni di un agente della polizia giudiziaria e del pentito Schiavane, ma anche per tutti questi anni passati sotto la continua minaccia della mafia, abbandonato e scansato dalle istituzioni. Saviano è un esmpio da seguire per tutti.

p.s. giuro che il libro "Gomorra" lo leggo appena posso!!!

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13 ottobre 2008
Auguri a me!!!


Ieri era il mio compleanno...!!! Auguri a me!!!...e per oggi tanti auguri alla piccola Valentina!
Tra l'altro oggi è anche il compleanno di Marco Travaglio...AUGURI MARCO!...

E tra tanti compleanni vi segnalo proprio sul blog di Travaglio, Gomez e Corrias (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/) le risposte di Vespa sui processi di Mr. B., da scompisciarsi dalle risate...
Tra l'altro la splendida figuraccia, dopo aver parlato dei processi (dai 26 di Porta a Porta, a 22) li elenca e ci infila anche indagini archiviate che, proprio perchè archiviate, non sono divenute processi!!!
Però sapete facevano numero!!!

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permalink | inviato da Gi@ggi@88 il 13/10/2008 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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